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    Revisione scientifica della terapia con luce rossa (fotobiomodulazione, PBM): benefici, meccanismi, miti ed evidenze

    Revisione scientifica della terapia con luce rossa (fotobiomodulazioneAutore dell'articolo:
    Dr. Olli Sovijärvi, MD & autore di saggistica, direttore medico dell'Hololife Center
    20 gennaio 2026


    Prefazione

    L'obiettivo di questo articolo è spiegare i meccanismi d'azione della terapia con luce rossa, nota anche come fotobiomodulazione, sia a livello locale sia sulla base delle evidenze scientifiche relative al trattamento sistemico di tutto il corpo. L'articolo esamina inoltre nel dettaglio i miti più comuni legati alla terapia e li corregge sulla base delle prove di ricerca.
    La terapia con luce rossa è cresciuta rapidamente nei contesti di benessere e riabilitazione. Al tempo stesso, sono aumentate le tipologie di dispositivi e le variazioni di dosaggio, aggiungendo confusione sui parametri di trattamento. Alcune esperienze negative sono legate a un dosaggio errato, a un dispositivo troppo debole o a un obiettivo poco chiaro. L'importanza del dosaggio è sottolineata perché la fotobiomodulazione segue spesso una relazione dose-risposta bifasica.(1)

    Introduzione

    La fotobiomodulazione si riferisce all'uso della luce rossa e del vicino infrarosso (NIR) per regolare la funzione biologica nei tessuti. Il trattamento non si basa sulla combustione dei tessuti, sugli effetti termici o sulle radiazioni ionizzanti. L'effetto si basa su un processo fotochimico in cui la luce assorbita dalle strutture cellulari altera il metabolismo cellulare e le vie di segnalazione. Si tratta di un meccanismo di regolazione biologica, non di un trattamento che danneggia i tessuti.(2,3)
    La fotobiomodulazione appartiene a un gruppo più ampio di terapie basate sulla luce, che include anche la cromoterapia e altre modalità di trattamento che utilizzano lunghezze d'onda della luce. Ciò che le accomuna è l'idea che la luce funzioni come informazione biologica capace di influenzare la funzione corporea senza stimolazione meccanica o chimica. (4,5)

    La cromoterapia utilizza diversi colori della luce visibile per sostenere il benessere e la salute. Il suo presupposto è che diverse lunghezze d'onda possano attivare risposte fisiologiche e psicologiche differenti. La cromoterapia non è un fenomeno nuovo, ma ha una storia che si estende per migliaia di anni. L'uso terapeutico della luce era praticato nell'antico Egitto, in Grecia, in Cina e in India. La luce solare e, in particolare, i colori venivano impiegati nelle pratiche di guarigione prima della medicina moderna.(6,7)

    La luce visibile è una radiazione elettromagnetica nell'intervallo di lunghezze d'onda di circa 380–780 nanometri. L'occhio umano può rilevare questo intervallo, ma l'effetto biologico non si limita alla visione. La luce visibile partecipa a diversi processi biologici chiave, tra cui la regolazione dei ritmi circadiani, la temporizzazione della funzione ormonale, il fototropismo nelle piante e la fototassi nei microrganismi. Negli esseri umani, la luce influisce, tra le altre funzioni, sulla tempistica del sonno, sulla vigilanza e sulla regolazione del sistema nervoso.(4)

    La fotobiomodulazione si differenzia dalla cromoterapia in quanto utilizza principalmente lunghezze d'onda rosse e del vicino infrarosso, che possono penetrare nei tessuti più in profondità rispetto alle lunghezze d'onda più corte della luce visibile. La fotobiomodulazione e la terapia laser a bassa intensità (LLLT) si basano in larga parte sugli stessi principi biologici. Entrambe utilizzano lunghezze d'onda precisamente definite per influenzare la funzione cellulare, ridurre l'infiammazione e sostenere la riparazione dei tessuti.(8)

    Lo sviluppo della terapia con luce è progredito in parallelo con lo sviluppo tecnologico. L'invenzione della lampadina elettrica alla fine del 1800 ha permesso di dirigere la luce su specifiche parti del corpo. Lo sviluppo del laser negli anni 1960 ha reso possibile l'uso preciso e focalizzato di una singola lunghezza d'onda a fini terapeutici. Negli ultimi decenni, i progressi nella tecnologia LED hanno reso disponibili dispositivi economici e tecnicamente precisi, in grado di produrre lunghezze d'onda desiderate con potenza sufficiente, superando i limiti pratici dei laser.

    Oggi sono stati pubblicati migliaia di studi scientifici sugli effetti della luce rossa e del vicino infrarosso. Le prove riguardano meccanismi cellulari, modelli animali e studi clinici in varie applicazioni. Questo corpus di ricerche mostra che, quando correttamente dosata e correttamente indirizzata, la fotobiomodulazione può agire come un intervento regolatorio biologicamente significativo senza effetti dannosi per i tessuti.(9)

    Definizione e ambito della terapia con luce rossa e della fotobiomodulazione

    La terapia con luce rossa è un termine colloquiale ampiamente utilizzato nel marketing. Fotobiomodulazione (PBM) è il corrispondente termine scientifico impiegato nella letteratura di ricerca e nei contesti clinici. In pratica, questi due termini descrivono lo stesso fenomeno quando vengono soddisfatte determinate condizioni fisiologiche e tecniche. La differenza non riguarda il meccanismo in sé, ma la precisione dei termini e il contesto d'uso.
    La fotobiomodulazione si riferisce all'uso di luce non ionizzante per regolare la funzione biologica, innescando modifiche misurabili a livello cellulare senza effetti dannosi per i tessuti. La terapia con luce rossa è un termine generico per la PBM che utilizza lunghezze d'onda rosse e del vicino infrarosso.
    La terapia con luce rossa e la fotobiomodulazione si riferiscono allo stesso fenomeno quando vengono rispettati i seguenti criteri fondamentali.

    Lunghezza d’onda della luce

    La luce utilizzata nella fotobiomodulazione rientra in genere nell’intervallo di 600–1100 nanometri. Questo intervallo comprende:
    • Luce rossa (circa 600–700 nm)
    • Luce nel vicino infrarosso (circa 700–1100 nm)
    All’interno di questo intervallo di lunghezze d’onda, la luce penetra nei tessuti biologici più efficacemente rispetto alle lunghezze d’onda più corte. Allo stesso tempo, si tratta di radiazione non ionizzante e non provoca danni al DNA. La lunghezza d’onda determina sia la penetrazione nei tessuti sia quali strutture cellulari hanno maggiori probabilità di assorbire i fotoni.(10)

    Scientific review of red light therapy (photobiomodulation

    Fonte di luce

    La fotobiomodulazione utilizza tipicamente due tipi di sorgenti luminose:

    Sorgenti luminose LED
    • Le più comuni nei dispositivi destinati ai consumatori
    • Utilizzate anche in alcuni contesti clinici e fisioterapici
    • Particolarmente adatte per ampie aree di trattamento e per i trattamenti dell’intero corpo
    Laser a bassa intensità (LLLT, low-level laser therapy)
    • Utilizzati principalmente in ambito medico e professionale
    • Spesso richiedono formazione sanitaria e approvazione del dispositivo
    • Adatti a un trattamento locale mirato con precisione
    Entrambi possono produrre una risposta biologicamente rilevante quando lunghezza d’onda, potenza e dose sono definite correttamente. Il vantaggio dei laser è uno spettro molto stretto e un puntamento preciso. Le sorgenti LED sono più adatte al trattamento di ampie aree tissutali, come l’intero corpo. La risposta biologica non dipende dal nome della sorgente luminosa, ma dal numero di fotoni che raggiungono effettivamente il tessuto.(11)

    Obiettivo del trattamento

    L’obiettivo della fotobiomodulazione è la regolazione biologica, non il danno tissutale né un effetto termico. Lo scopo del trattamento è:
    • influenzare il metabolismo cellulare
    • regolare le vie dell’infiammazione e del dolore
    • sostenere i processi di riparazione dei tessuti
    • influenzare la regolazione del sistema nervoso e della circolazione
    Se l’effetto principale di un trattamento si basa sul riscaldamento dei tessuti, non si tratta di fotobiomodulazione, ma di terapia del calore. Nella fotobiomodulazione, l’aumento della temperatura tissutale è minimo o biologicamente insignificante ai fini della risposta.(12)

    Definizione della dose

    Un criterio fondamentale nella fotobiomodulazione è il dosaggio. Una risposta biologica richiede che la dose sia riportata e compresa correttamente. In pratica, questo significa due grandezze fondamentali:
    • Irradianza (mW/cm²): potenza per unità di area
    • Fluenza (J/cm²): energia totale per unità di area (irradianza × tempo)
    La sola potenza nominale del dispositivo, o il solo wattaggio, non descrivono l’effetto biologico. Ciò che conta è quanta energia il tessuto riceve effettivamente. La fotobiomodulazione segue una curva di risposta dose-dipendente: una dose troppo piccola non produce alcun effetto, mentre una dose troppo elevata può ridurre la risposta biologica.(13)

    Confine rispetto ad altre terapie basate sulla luce

    La fotobiomodulazione si distingue chiaramente da altri interventi basati sulla luce:
    • Non è la stessa cosa della cromoterapia, che utilizza i colori della luce visibile principalmente per la regolazione del sistema nervoso e dell’umore.
    • Non è la stessa cosa della terapia con luce UV, che utilizza radiazioni ultraviolette, per esempio per sostenere la sintesi della vitamina D.
    • Non è una terapia a infrarossi basata sul calore (cosiddetto far-infrared; per esempio, sauna a infrarossi), in cui il riscaldamento dei tessuti è il meccanismo chiave.(14)
    La caratteristica distintiva della fotobiomodulazione è un effetto cellulare fotochimico e fotobiologico.(11)

    Riepilogo

    La terapia con luce rossa e la fotobiomodulazione si riferiscono allo stesso fenomeno biologico quando:
    • Vengono utilizzate lunghezze d’onda rosse o nel vicino infrarosso
    • La sorgente luminosa produce una densità di fotoni sufficiente nel tessuto
    • L’obiettivo è la regolazione biologica, non il riscaldamento
    • La dose è definita mediante irradianza e fluenza
    Comprendere questi criteri è necessario per valutare scientificamente la terapia con luce rossa, utilizzarla in sicurezza e distinguerla da altre modalità basate sulla luce.

    Effetti cellulari della fotobiomodulazione

    1. Regolazione della produzione di energia mitocondriale

    La fotobiomodulazione (PBM) influenza principalmente la funzione mitocondriale, responsabile della maggior parte della produzione di energia cellulare. La letteratura scientifica indica che uno dei bersagli chiave della fotobiomodulazione è la citocromo c ossidasi (complesso IV) nella catena di trasporto degli elettroni mitocondriale, che assorbe efficacemente le lunghezze d’onda rosse e nel vicino infrarosso.(15)
    L’assorbimento della luce nel citocromo c ossidasi può:
    • potenziare il trasferimento di elettroni
    • migliorare l’utilizzo dell’ossigeno nella produzione di energia
    • aumentare il potenziale di membrana mitocondriale
    • aumentare la formazione di ATP
    Allo stesso tempo, cambia lo stato redox mitocondriale, con effetti ampi sul metabolismo cellulare. La PBM può inoltre liberare l’ossido nitrico legato all’interno dei mitocondri, rimuovendo blocchi temporanei nel trasferimento di elettroni e migliorando l’efficienza operativa mitocondriale.(16)
    È importante notare che l’effetto della fotobiomodulazione non si limita a un singolo enzima o a una singola via di segnalazione. Studi successivi mostrano che la PBM può influenzare anche:
    • la segnalazione del calcio mitocondriale
    • la segnalazione delle specie reattive dell’ossigeno (ROS) a un livello basso e adattativo
    • la comunicazione tra mitocondri e recettori nucleari
    Attraverso questi meccanismi, la fotobiomodulazione può attivare vie di segnalazione secondarie che influenzano l’espressione genica, la tolleranza allo stress cellulare e i processi di riparazione dei tessuti.(16)

    Significato fisiologico pratico

    I cambiamenti a livello cellulare si manifestano spesso come le seguenti risposte funzionali:
    • La cellula dispone di più energia utilizzabile perché la produzione di ATP aumenta.
    • La riparazione dei tessuti e la sintesi proteica migliorano perché l’energia non è un fattore limitante per il rinnovo cellulare.
    • La risposta neuromuscolare al carico può diminuire perché l’economia energetica cellulare si stabilizza e lo stress metabolico si riduce.
    Applicazione mirata

    redZEN Photobiomodulation Spotlight

    Una soluzione compatta e focalizzata che utilizza 6 lunghezze d’onda selezionate scientificamente. Ottimizzata per la salute mirata della pelle, il comfort articolare e il recupero locale dei tessuti.

    • Alta irradianza: 120 mW/cm² a 15cm
    • Multionda: 630, 660, 670, 810, 830, 850 nm
    • Privo di sfarfallio: Sicuro per l’uso sul viso e nelle ore serali

    2. Ossido nitrico e regolazione della circolazione

    La fotobiomodulazione (PBM) può aumentare la quantità di ossido nitrico (NO) biologicamente attivo nei tessuti e migliorare la funzione endoteliale. Le evidenze scientifiche sostengono un modello in cui la PBM aumenta la biodisponibilità di NO in modo dose-dipendente, alleviando così la disfunzione endoteliale. Questo è un collegamento meccanicistico chiave tra PBM ed effetti vascolari.
    L’ossido nitrico è un regolatore centrale del tono vascolare. Il NO rilassa la muscolatura liscia vascolare, dilatando i vasi sanguigni e migliorando la perfusione. Questo può migliorare la microcircolazione e l’apporto di ossigeno e nutrienti ai tessuti, soprattutto quando la produzione endoteliale di NO è compromessa. La PBM può aumentare gli effetti del NO attraverso diversi meccanismi, tra cui il rilascio di NO dalle riserve intracellulari e l’attivazione della sintasi dell’ossido nitrico endoteliale (eNOS).(17)

    Nell’osservazione pratica, alcuni utenti riferiscono una sensazione di “calore” durante o dopo il trattamento. Questo è coerente con la vasodilatazione e con l’aumento della perfusione dei tessuti cutanei e muscolari. In questo caso, la sensazione di calore può derivare da un’alterazione del flusso sanguigno anche se la temperatura dei tessuti non aumenta in modo significativo.

    3. Segnalazione ossidativa e risposta ormetica

    Gli effetti della fotobiomodulazione seguono la cosiddetta relazione dose-risposta ormetica. Ciò significa che la risposta biologica non aumenta in modo lineare con la dose. Dosi molto piccole possono essere inefficaci. Il massimo beneficio si ottiene entro un intervallo di dose ottimale. Una dose troppo elevata può invece ridurre le risposte o persino inibire gli effetti stimolatori. Questo viene spesso descritto da un modello a curva a U rovesciata, che è un principio fondamentale per comprendere la fotobiomodulazione e utilizzarla in modo sicuro (vedi figura sotto).(13)
    La PBM può produrre un segnale lieve e transitorio di specie reattive dell'ossigeno (ROS) che può innescare risposte protettive cellulari e regolare i sistemi antiossidanti. Questo è un tipico modello ormetico e spiega anche perché una dose troppo elevata può ridurre i benefici.(18)

    Scientific review of red light therapy (photobiomodulation

    4. Regolazione dell'infiammazione e delle vie del dolore

    La fotobiomodulazione (PBM) può influenzare la regolazione dell'infiammazione e delle vie di segnalazione correlate al dolore. L'effetto spesso inizia con uno stimolo fotobiologico cellulare e procede attraverso mediatori infiammatori, fenotipo delle cellule immunitarie e segnalazione del dolore del sistema nervoso. Negli studi, la PBM è stata associata a modifiche dei marcatori infiammatori e dei profili delle citochine, oltre che all'attenuazione delle risposte infiammatorie negli stati di attivazione.(18)

    La PBM può influenzare il dolore sia a livello periferico sia centrale. A livello periferico, la PBM può ridurre l'input nocicettivo guidato dall'infiammazione, migliorare la microcircolazione e modificare le condizioni metaboliche locali. Questo può ridurre la sensibilità al dolore e migliorare la funzione, soprattutto nelle condizioni muscoloscheletriche in cui l'infiammazione locale e l'irritazione dei tessuti mantengono i sintomi.

    La risposta clinica dipende sempre dal bersaglio e dalla dose. I risultati della PBM non sono uniformi in tutte le patologie o protocolli perché le risposte sono dose-dipendenti e i bersagli terapeutici differiscono biologicamente. Le evidenze per la riduzione del dolore e il miglioramento della funzione sono solide in applicazioni specifiche, per esempio nell'osteoartrosi del ginocchio quando si utilizzano parametri dimostrati efficaci negli studi, ma la PBM non è un rimedio universale per tutte le condizioni dolorose e non sostituisce la gestione del carico, la riabilitazione o il trattamento della malattia di base.(19)

    5. Effetti sistemici e indiretti

    Nella fotobiomodulazione dell'intero corpo, alcuni effetti possono derivare indirettamente e non solo dal tessuto locale. Quando ampie superfici di cute e muscoli sono esposte simultaneamente alla luce, la risposta biologica può essere mediata dai sistemi circolatorio, nervoso e immunitario. In questo caso, l'effetto non si limita all'area trattata, ma può riflettersi nei sistemi di regolazione dell'organismo.(16)

    La letteratura scientifica indica che la PBM può influenzare i componenti del sangue, inclusa la deformabilità dei globuli rossi, la viscosità ematica e la funzione endoteliale vascolare. Allo stesso tempo, la regolazione autonomica può modificarsi, e ciò può manifestarsi come cambiamenti nelle risposte vascolari, nella variabilità della frequenza cardiaca e nella vigilanza percepita. Questi cambiamenti forniscono una base meccanicistica per gli effetti sistemici riportati per la PBM, anche in assenza di esposizione diretta alla luce, in tutti i tessuti bersaglio.(20)

    Inoltre, è stato proposto che la PBM possa influenzare indirettamente la comunicazione immunitaria. Uno stimolo fotobiologico locale può alterare i profili delle citochine e della segnalazione, che a loro volta possono influenzare la funzione delle cellule immunitarie al di fuori dell'area trattata. Questo viene spesso descritto come effetti secondari o sistemici della PBM, ed è una motivazione chiave per studiare i protocolli per l'intero corpo, soprattutto nelle condizioni con pattern sintomatologici ampi e non locali.(21)

    Indicazioni ed evidenze della ricerca

    Applicazioni locali

    La fotobiomodulazione locale (PBM) è particolarmente adatta alle situazioni in cui il bersaglio terapeutico è chiaro e limitato. In questo caso, la dose può essere indirizzata con precisione al tessuto e la risposta può essere valutata in modo affidabile nella pratica. Le evidenze sono più solide nelle applicazioni in cui gli studi hanno utilizzato un dosaggio sufficiente e parametri chiaramente descritti.

    Condizioni dolorose locali


    Esistono solide evidenze di ricerca per la PBM in alcuni contesti di dolore. Ad esempio, nel dolore al collo, una revisione sistematica e una meta-analisi hanno mostrato una riduzione del dolore sia nel dolore cervicale acuto sia in quello cronico, e in alcuni studi l'effetto è persistito dopo il periodo di trattamento.(22)

    Condizioni di tendini e muscoli


    Nel dolore tendineo e nelle tendinopatie, l'efficacia della PBM è fortemente legata alla finestra di dosaggio. Una revisione sistematica e meta-analisi ha evidenziato che i risultati positivi erano associati a dosi coerenti con i principi di dosaggio raccomandati, mentre gli esiti negativi erano spesso collegati a una selezione inadeguata dei parametri.(23)

    Supporto alla guarigione delle ferite

    Nella cura delle ferite, la PBM viene in genere utilizzata come trattamento adiuvante piuttosto che da sola. Nelle ulcere del piede diabetico, una meta-analisi di studi clinici randomizzati ha riportato un’associazione tra PBM/LLLT e migliori esiti di guarigione rispetto ai controlli, a sostegno del suo impiego come terapia adiuvante per la guarigione delle ferite in casi selezionati.(24)

    Lesioni della mucosa orale in specifici contesti terapeutici, per esempio effetti collaterali della terapia oncologica

    La mucosite orale nel contesto della terapia oncologica è una delle aree di applicazione della PBM più consolidate.(25)

    Linee guida pratiche e protocolli per il trattamento locale

    Nella terapia locale con luce rossa e nella fotobiomodulazione, i fattori più importanti sono che la luce sia diretta al tessuto corretto a una distanza sufficientemente ravvicinata e che il trattamento venga eseguito con regolarità. I risultati pratici non richiedono calcoli della dose quando il trattamento rimane moderato e ripetuto. Le indicazioni seguenti delineano principi sicuri e di uso comune che mantengono la maggior parte degli utenti entro un intervallo di dose funzionale.

    Indicazioni generali di base:
    • Dirigere la luce direttamente sull’area cutanea trattata.
    • Usare il dispositivo vicino alla pelle o a contatto leggero, salvo diverse istruzioni del produttore.
    • Trattare quotidianamente o quasi quotidianamente.
    • Interrompere o ridurre il trattamento se la pelle diventa irritata.
    Raccomandazioni sulle lunghezze d’onda (generali):
    • Luce rossa (circa 630–660 nm)
      • Adatta ai tessuti superficiali
      • Pelle, mucose, muscoli superficiali e tendini
    • Luce nel vicino infrarosso, NIR (circa 800–880 nm)
      • Penetra più in profondità nel tessuto
      • Fascia, articolazioni, tendini e strati muscolari più profondi
    Molti dispositivi combinano queste opzioni. La combinazione si adatta alla maggior parte dei disturbi locali.
    Distanza di trattamento (regola semplice):
    • Pannelli e lampade LED:
      • 5–20 cm dalla pelle, salvo diverse istruzioni del produttore
    • Piccoli dispositivi mirati:
      • In appoggio sulla pelle o a una distanza di 0–5 cm
    Una distanza più ravvicinata di solito significa un effetto più forte. Allontanarsi riduce l’intensità ma aumenta l’area coperta.

    Concetti tecnici fondamentali dei dispositivi e del dosaggio

    La ricerca sottolinea che la sola “potenza” non è sufficiente. Per ottenere un effetto ottimale, un dispositivo dovrebbe definire i seguenti fattori:(1,26)
    • Irradianza (mW/cm²): potenza per unità di area
    • Fluenza (J/cm²): energia per unità di area (irradianza × tempo)
    • Lunghezza d’onda (nm): influisce sulla penetrazione ottica e sui bersagli
    • Frequenza di esposizione: determina gli effetti biologici cumulativi
    • Risposta dose-bifasica: una piccola dose stimola, una dose troppo elevata può ridurre il beneficio
    Un problema pratico si verifica spesso nel modo seguente: il dispositivo appare “potente”, ma l’irradianza reale sulla pelle rimane bassa, oppure la dose diventa troppo alta a causa di tempi di esposizione prolungati. Nella terapia con luce rossa su tutto il corpo, il CTN LedPro™, prodotto in Finlandia, serve come esempio di dispositivo che soddisfa i criteri tecnici necessari per ottenere un effetto terapeutico efficace e sicuro.

    1) Disturbi dolorosi localizzati, per esempio collo, zona lombare, spalle

    Luce raccomandata: rosso + NIR, oppure NIR da solo
    Indicazioni pratiche:
    • Distanza: 5–15 cm
    • Tempo: 10–15 minuti
    • Frequenza: 1–2 volte al giorno
    • Ciclo: 5–10 giorni, valutare la risposta e continuare se necessario
    • Selezionare i punti in base al dolore e alla dolorabilità alla palpazione, muscoli paraspinali, aree trigger.
    • Mantenere le dosi entro una “finestra efficace” piuttosto che ai valori massimi.
    Risposta tipica:
    • Riduzione del dolore
    • Rilassamento
    • Miglioramento della mobilità

    2) Disturbi di tendini e muscoli, per esempio gomito, ginocchio, tendine d’Achille e spalla

    Luce raccomandata: NIR, oppure rosso + NIR
    Indicazioni pratiche:
    • Distanza: 0–10 cm
    • Tempo: 5–10 minuti per area
    • Frequenza: una volta al giorno
    • Ciclo: 2–4 settimane
    Note importanti:
    • Il trattamento supporta il recupero.
    • La gestione del carico resta centrale.
    • Alcuni bersagli tendinei riportano in letteratura dosi chiaramente più elevate, per esempio la cuffia dei rotatori, evidenziando una variabilità legata al tessuto e all’indicazione.

    3) Supporto alla guarigione delle ferite e al rinnovamento cutaneo, solo su cute integra o sui margini della ferita

    Luce raccomandata: luce rossa (circa 630–660 nm)
    Indicazioni pratiche:
    • Distanza: 10–20 cm
    • Tempo: 5–10 minuti
    • Frequenza: una volta al giorno o a giorni alterni
    • Targeting: letto della ferita e area dei margini, suddivisi in più punti se necessario in base alle dimensioni della ferita
    Nota: Non indirizzare la luce su una ferita aperta a meno che il dispositivo non sia progettato per farlo. La letteratura sottolinea che la PBM funziona meglio insieme a una gestione ottimale della ferita, non come “sostituto” separato.


    4) Area orale e facciale (solo con dispositivi destinati a questo uso)

    Luce consigliata: luce rossa (circa 630–660 nm)
    Indicazioni pratiche:
    • Distanza: secondo le istruzioni del dispositivo (di solito molto ravvicinata)
    • Tempo: 1–3 minuti per area
    • Frequenza: quotidianamente in sessioni brevi
    Sicurezza:
    Evita l’esposizione diretta degli occhi a luce intensa, a meno che il dispositivo non sia specificamente progettato per il trattamento oculare. La PBM applicata agli occhi richiede un dispositivo progettato per questo scopo e un dosaggio conservativo.

    Checklist semplice

    • Sessioni brevi e ripetute funzionano meglio di sessioni rare e lunghe.
    • Più non significa sempre meglio.
    • I risultati si sviluppano nell’arco di giorni e settimane, non in una sola sessione.
    • Se il bersaglio è chiaro, il trattamento locale è il più efficace.

    Quando il trattamento locale non è l’approccio principale

    • I sintomi sono diffusi.
    • È presente stanchezza generalizzata o recupero compromesso.
    • Il dolore non può essere localizzato con chiarezza.
    In questi casi, un approccio all’intero corpo può essere più appropriato.


    Trattamento di tutto il corpo: indicazioni e aree di evidenza

    Nella fotobiomodulazione su tutto il corpo (wbPBM), l’effetto può derivare sia da risposte tissutali locali sia da vie regolatorie indirette. Quando ampie superfici cutanee e muscolari vengono esposte contemporaneamente, la risposta può essere mediata attraverso la circolazione, il sistema nervoso autonomo e il sistema immunitario. In tal caso, l’effetto non resta limitato a una sola sede anatomica, ma può riflettersi sulla regolazione dell’intero organismo e sulla percezione dei sintomi.(27)

    Il trattamento di tutto il corpo, quindi, non è soltanto un “trattamento locale più ampio”.


    Fotobiomodulazione locale vs su tutto il corpo: differenze chiave

    Caratteristica Fotobiomodulazione locale Fotobiomodulazione su tutto il corpo
    Obiettivo Una sola area (per esempio ginocchio, spalla, ferita) Una grande parte del corpo contemporaneamente
    Scopo Risposta tissutale locale Risposta sistemica e ampia dei tessuti
    Dose Facile da indirizzare a un tessuto specifico Carico totale e frequenza diventano centrali
    Misurazione J/cm² per area sono centrali Tempo di trattamento + irradianza del dispositivo + copertura sono centrali
    Risposta tipica Dolore locale, infiammazione e guarigione Sensibilità al dolore, recupero, sonno, funzione, energia generale

    Le tesi fondamentali dell’esposizione su tutto il corpo:(30)
    • Aumenta l’esposizione totale alla luce ed espone contemporaneamente più tessuti.
    • Può modificare risposte fisiologiche legate alle risposte vascolari e al recupero autonomico.
    • È un obiettivo di ricerca appropriato, soprattutto quando i sintomi sono diffusi e non localizzati.

    1) Dolore fibromialgico, funzione e qualità della vita

    La PBM su tutto il corpo è stata studiata nella fibromialgia in contesti controllati e in cieco. Questi studi riportano cambiamenti nel dolore e nella funzione e, in alcuni studi, anche in variabili legate al ritmo circadiano e alla variabilità della pressione arteriosa. Uno studio di fattibilità pubblicato supporta inoltre l’implementabilità pratica dei protocolli wbPBM e il monitoraggio sistematico delle variabili sintomatiche riportate dai pazienti durante il periodo di trattamento. (27–29,34)

    2) Prestazioni di allenamento e recupero

    La PBM su tutto il corpo è stata studiata in singoli lavori sulle prestazioni atletiche e sul recupero, oltre che in una recente revisione sistematica. La revisione conclude con cautela: la wbPBM può migliorare alcune metriche legate al sonno, ma le prove di un chiaro miglioramento delle prestazioni o del recupero non sono ancora coerenti e le differenze tra i disegni di studio sono ampie.(30)

    Uno studio ha riportato un miglioramento del recupero senza un effetto chiaro sulle prestazioni massimali, coerentemente con l’idea che gli effetti della wbPBM possano risultare più evidenti nel recupero rispetto alla massima resa.(31)

    3) Utilizzo energetico e risposte metaboliche

    Uno studio del 2025 ha esaminato anche la PBM su tutto il corpo e ha misurato gli effetti acuti sul dispendio energetico a riposo (REE) in donne con obesità. Lo studio ha riportato cambiamenti nel profilo del dispendio energetico a riposo dopo l’esposizione acuta a wbPBM, rendendo questa un’area di evidenza interessante ma ancora iniziale.(32)
    Variabili e risultati dettagliati dello studio:
    • 16 donne con obesità (BMI ~36) + 16 controlli normopeso
    • Esposizione total body di 12 minuti (anteriore e posteriore) con una combinazione di rosso 633–660 nm + NIR 850–940 nm
    • REE misurato mediante calorimetria indiretta prima e dopo l'esposizione
    • Risultato chiave:
      • Nelle donne con obesità, il REE è aumentato di ~9.3% dopo PBM (1486 ± 327 → 1624 ± 314 kcal/day)
    • Il RER non è cambiato, il che significa che l'utilizzo dei substrati (rapporto grassi/carboidrati) non è cambiato in acuto
    • La temperatura cutanea è aumentata, ma ΔREE non è risultato correlato alla variazione della temperatura (secondo l'analisi dello studio stesso)

    Protocolli pratici di trattamento total body

    La fotobiomodulazione total body (wbPBM) si basa su esposizioni ripetute e moderate, piuttosto che su una singola sessione ad alta intensità. Nei disegni di studio che riportano cambiamenti nel dolore, nella funzione o nel recupero, il trattamento è stato quasi sempre somministrato come una serie di esposizioni ripetute più volte alla settimana per diverse settimane. Questo è coerente con la nota logica dose-risposta della fotobiomodulazione e con lo sviluppo di effetti sistemici.

    Si raccomanda di utilizzare dispositivi di fotobiomodulazione total body standardizzati e basati sulla ricerca, come LedPro (di CTN); i parametri corretti sono i seguenti:

    LedPro (Orizzontale)

    • Lunghezze d'onda: 633, 660, 850, 940 nm
    • Irradianza a piena potenza: 35 mW/cm² a una distanza di 15 cm

    LedPro (Verticale)

    • Lunghezze d'onda: 660, 850 nm
    • Irradianza a piena potenza: 200 mW/cm² a una distanza di 15 cm

    A causa della maggiore irradianza, LedPro verticale richiede meno tempo per ottenere i risultati desiderati.

    I principi seguenti riassumono gli approcci utilizzati negli studi e ritenuti pratici quando l'obiettivo è sostenere il recupero, regolare il dolore o supportare la funzione generale.


    1) Fase iniziale

    Cosa fare:
    • 3–5 sessioni alla settimana
    • per 3–6 settimane
    Perché:
    Gli effetti sistemici in genere non si osservano dopo una singola sessione negli studi, ma si sviluppano in modo cumulativo. Una fase iniziale più densa consente alle risposte di regolazione autonomica, circolatoria e tissutale di attivarsi e stabilizzarsi.(27,28)
    Obiettivo:
    • Valutare il cambiamento del dolore
    • Rilevare i cambiamenti nel recupero e nella funzione
    • Identificare la risposta individuale

    2) Mantenimento

    Cosa fare:
    • 2–3 sessioni alla settimana, oppure
    • 1–2 brevi blocchi intensivi al mese
    Perché:
    Una volta ottenuta una risposta, per la maggior parte delle persone non è necessario un trattamento continuativo ad alta frequenza. Lo scopo del mantenimento è sostenere l'equilibrio raggiunto senza accumulo inutile.(30)
    Obiettivo:
    • Mantenere i benefici ottenuti
    • Bilanciare i periodi di carico elevato
    • Supportare il recupero a lungo termine

    3) Durata per sessione

    Cosa fare:
    • In genere, 10–20 minuti per sessione in un dispositivo total body (negli studi, la durata è variata da 6 a 20 minuti)
    Perché:
    La ricerca e la comprensione dei meccanismi mostrano che la fotobiomodulazione segue una relazione dose-risposta bifasica. Un'esposizione troppo breve può essere inefficace, ma un'esposizione troppo lunga può ridurre la qualità della risposta o portare a un'attenuazione della risposta.(1,30,32)
    Obiettivo:
    • Stimolazione sufficiente senza sovraesposizione
    • Una risposta stabile e prevedibile

    4) Tempistica

    Cosa fare:
    • Mattina: supporta vigilanza e attività
    • Sera: supporta il rilassamento se l'utente non diventa più vigile
    Perché:
    Il sistema nervoso autonomo risponde in modo individuale alla stimolazione luminosa. Alcune persone rispondono con attivazione, altre con effetti calmanti. Negli studi, la tempistica non è stata una variabile critica, ma nella pratica dovrebbe essere in linea con l'esperienza dell'utente.(30,33)
    Obiettivo:
    • Compatibilità con il ritmo circadiano
    • Maggiore tollerabilità

    5) Combinazioni e limiti

    La PBM total body può essere combinata con:
    • esercizio fisico
    • sonno sufficiente
    • gestione del carico
    • principi fondamentali di una corretta alimentazione
    Perché:
    Negli studi, la PBM total body agisce come intervento di supporto, non come terapia sostitutiva a sé stante. Il suo effetto è più forte quando sono presenti i prerequisiti fisiologici di base.(30)
    Obiettivo:
    • Supporto completo al recupero e alla funzione
    • Uso realistico e sostenibile senza aspettative gonfiate
    Grado professionale / Recupero di tutto il corpo

    REDelios MAX Photobiomodulation Panel (+Stand)

    La soluzione definitiva per il biohacking. Progettato con 8 lunghezze d'onda calibrate con precisione (da 380nm a 1280nm) per la rigenerazione dell'intero corpo e il supporto della salute sistemica.

    • Spettro a 8 lunghezze d'onda: Include UV-A e infrarosso a onda lunga.
    • Copertura di tutto il corpo: Irradianza elevata di 169.5 mW/cm².
    • Pulsazione avanzata: Modalità da 10Hz a 100Hz per il recupero e il supporto cognitivo.

    Falsi miti sulla terapia con luce rossa e cosa mostra la ricerca

    La terapia con luce rossa e la fotobiomodulazione (PBM) sono associate a molte generalizzazioni, semplificazioni e affermazioni in parte inesatte. Alcune di queste si basano su visioni obsolete degli effetti biologici della luce, altre su affermazioni di marketing e altre ancora su un'eccessiva interpretazione di esperienze individuali. La letteratura scientifica, tuttavia, mostra che gli effetti della PBM sono dose-dipendenti, comprensibili dal punto di vista dei meccanismi e limitati ad applicazioni specifiche. La sezione seguente esamina i principali miti associati alla terapia con luce rossa e li confronta con quanto indicano studi controllati, revisioni e linee guida cliniche.

    1. Mito: “La terapia con luce rossa è solo terapia del calore.”

    Confutazione:(18,41)
    La PBM può produrre una risposta biologica senza un significativo riscaldamento dei tessuti. La risposta deriva da cambiamenti fotochimici e dalla segnalazione cellulare.

    2. Mito: “La luce non può influenzare muscoli o articolazioni.”

    Confutazione:(35,42)
    La luce nel vicino infrarosso penetra nei tessuti più della luce rossa, e gli effetti possono raggiungere i tessuti molli. La risposta dipende dalla dose e dal bersaglio.

    3. Mito: “Il trattamento di tutto il corpo funziona solo tramite placebo.”

    Confutazione:(30,31,34)
    Sono stati pubblicati studi in cieco e controllati sulla PBM di tutto il corpo, con cambiamenti clinici osservati, per esempio, nella fibromialgia.

    4. Mito: “Più luce è sempre meglio.”

    Confutazione:(1,26)
    La PBM mostra spesso una curva dose-risposta bifasica. Una dose troppo elevata può ridurre i risultati.

    5. Mito: “La PBM danneggia il DNA.”

    Confutazione:(36,40)
    La luce rossa e NIR non sono ionizzanti. Non rompono il DNA attraverso lo stesso meccanismo delle radiazioni ionizzanti. I rischi riguardano soprattutto il dosaggio e la protezione degli occhi, non il danno al DNA.

    6. Mito: “La PBM causa pericoloso stress ossidativo.”

    Confutazione:(8,18)
    La PBM può produrre un segnale transitorio di ROS che agisce da messaggero, attivando risposte protettive. Questo è dose-dipendente. Un dosaggio errato può ridurre il beneficio.

    7. Mito: “La PBM funziona allo stesso modo con tutti i dispositivi.”

    Confutazione:(1,26)
    I dispositivi differiscono per irradianza, spettro, pulsazione e copertura. La dose dipende dall'irradianza e dal tempo. La ricerca sottolinea l'importanza di riportare i parametri.

    8. Mito: “Il LED è sempre debole e il laser è sempre migliore.”

    Confutazione:(1,26)
    Entrambi possono funzionare se la dose e i parametri sono corretti. Il LED è adatto ad aree ampie. Il laser è adatto a un targeting preciso. Il nome non determina il risultato, ma lo fanno la dose e l'uso.

    9. Mito: “Il trattamento di tutto il corpo non può influenzare la circolazione.”

    Controargomentazione:(17,35,38)
    La PBM può aumentare la biodisponibilità dell’ossido nitrico e influenzare la funzione endoteliale in modo dose-dipendente. Ciò supporta modifiche nelle risposte vascolari.

    10. Mito: “La protezione degli occhi è del tutto inutile con i dispositivi LED.”

    Controargomentazione:(36,39)
    L’esposizione diretta dell’occhio aumenta il rischio di abbagliamento e di stress luminoso. La PBM oculare ha protocolli medici specifici, ma per l’uso generale non è sensato guardare direttamente una luce intensa.

    11. Mito: “La PBM è sempre vietata nel cancro.”

    Controargomentazione:(25,37,43)
    La PBM viene usata per alcuni effetti collaterali delle terapie oncologiche, come la mucosite orale, e il campo dispone di linee guida cliniche. Questo non significa che tutti gli obiettivi e tutte le dosi vadano bene per tutti i pazienti. Il paziente necessita di una valutazione da parte del team curante.

    12. Mito: “Se non sento nulla, il trattamento non funziona.”

    Controargomentazione:(1,18,26)
    La PBM non richiede una sensazione percepibile. Alcuni benefici emergono nel tempo e con la ripetizione. Una sensazione intensa può anche indicare una dose troppo elevata o un dispositivo che scalda troppo. La dose determina il risultato.

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    Caratteristica redZEN Spotlight redELIOS Panel redELIOS MAX + Stand
    Scelta del modello redZEN Spotlight redELIOS Panel redELIOS MAX
    Caso d’uso principale Aree localizzate mirate Parte centrale del corpo e grandi zone Salute sistemica di tutto il corpo
    Gamma di spettro 6 lunghezze d’onda (630-850nm) 8 lunghezze d’onda (380-1280nm) 8 lunghezze d’onda (380-1280nm)
    Irradianza massima 120 mW/cm² 139.3 mW/cm² 169.5 mW/cm²
    Modalità di terapia Uscita continua Pulsazione multi-Hz Pulsazione multi-Hz

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    Sicurezza della fotobiomodulazione

    La fotobiomodulazione è generalmente considerata ben tollerata quando viene utilizzata con lunghezze d'onda adeguate e dosi moderate. L'effetto terapeutico si basa sulla regolazione della funzione cellulare piuttosto che sul danno tissutale, il che spiega perché gli effetti avversi gravi siano rari. Sulla base della letteratura scientifica e delle revisioni cliniche, gli effetti avversi riportati sono di solito lievi, transitori e relativamente poco comuni. Nella maggior parte degli studi clinici, la PBM è ben tollerata e non vengono riportati danni gravi.(41,44)

    I tipici effetti avversi transitori includono:
    • Arrossamento cutaneo transitorio nella zona trattata
    • Irritazione o abbagliamento oculare se gli occhi sono esposti direttamente alla luce
    • Mal di testa temporaneo o sensazione di “iperattivazione” nei soggetti sensibili
    • Stanchezza temporanea o sonnolenza se il trattamento aumenta l'attivazione parasimpatica
    • Raramente, un aumento temporaneo del dolore se la dose supera l'intervallo ottimale per il singolo individuo
    Queste reazioni sono in genere dose-dipendenti e diminuiscono quando si regola la durata, la frequenza o il momento di applicazione. I sintomi di solito non richiedono l'interruzione del trattamento.
    Rischi meno comuni ma possibili includono:
    • Sintomi oculari correlati alla luce o stress da luce se l'utente guarda direttamente una sorgente luminosa intensa
    • Peggioramento temporaneo del dolore o della tensione muscolare dovuto a una dose troppo elevata (risposta dose-bifasica)
    • Non sono stati riportati danni tissutali gravi per la fotobiomodulazione quando si utilizza luce rossa o nel vicino infrarosso non ionizzante e il trattamento viene eseguito secondo i parametri raccomandati.(8)

    Controindicazioni e precauzioni

    La fotobiomodulazione non presenta ampie controindicazioni assolute, ma alcune situazioni richiedono cautela o una valutazione clinica:(18,41)

    Occhi:
    • In generale, evitare l'esposizione diretta degli occhi a una luce intensa.
    • Il trattamento della zona oculare richiede protocolli medici specifici.
    Farmaci:
    • Iniziare con cautela se l'utente assume farmaci fotosensibilizzanti (consultare sempre il proprio medico).
    Fattori neurologici:
    • Iniziare con cautela in caso di epilessia.
    • Usare cautela nei soggetti con forte tendenza all'emicrania o emicrania sensibile alla luce.
    Cancro e terapie oncologiche:(43)
    • Un tumore attivo o una terapia oncologica in corso richiedono una valutazione clinica.
    • L'area bersaglio, la dose e l'obiettivo del trattamento determinano l'appropriatezza.
    • Esistono evidenze per alcuni effetti collaterali delle terapie oncologiche, ma le decisioni terapeutiche sono sempre specifiche per il singolo paziente.
    Nel complesso, il profilo di sicurezza della fotobiomodulazione è buono quando si rispetta la logica del dosaggio e si seguono le precauzioni di base. Se implementata correttamente, la PBM è un metodo controllabile e prevedibile che può supportare un programma più ampio di recupero, regolazione del dolore e capacità funzionale, sia nelle applicazioni locali sia in quelle su tutto il corpo.

    DISCLAIMER:

    Questo articolo ha scopo informativo e non sostituisce il parere medico professionale. Le persone interessate alla terapia con luce rossa dovrebbero consultare professionisti sanitari qualificati per assicurarsi che i metodi scelti siano sicuri e adatti alle loro specifiche esigenze di salute.

    Riassunto

    La fotobiomodulazione, comunemente chiamata anche “terapia con luce rossa”, è una modalità di trattamento basata su meccanismi biologici chiaramente descritti e osservati in modo coerente nella ricerca. Tra questi figurano la regolazione della produzione di energia mitocondriale, la fine regolazione dello stato redox cellulare, l'aumento della biodisponibilità di ossido nitrico e una risposta ormetica dose-dipendente. L'effetto non deriva dal riscaldamento dei tessuti, ma da segnali fotochimici e fotobiologici che influenzano il metabolismo cellulare, le vie infiammatorie e i processi di riparazione tissutale.

    La fotobiomodulazione dell’intero corpo differisce in modo sostanziale dal trattamento locale. Quando ampie superfici di pelle e muscoli vengono esposte simultaneamente, la risposta non si limita al tessuto locale ma può essere mediata anche dalla circolazione, dal sistema nervoso autonomo e dal sistema immunitario. Per questo motivo, la PBM dell’intero corpo è stata studiata soprattutto in condizioni con quadri sintomatici ampi e sistemici. Gli studi hanno riportato cambiamenti nell’esperienza del dolore, nella funzionalità, nella qualità della vita, nella performance e nel recupero, soprattutto nei protocolli somministrati come trattamenti in serie.

    Dal punto di vista pratico, una fotobiomodulazione efficace non dipende da una singola seduta o dalla potenza nominale del dispositivo, ma dalla dose, dalla lunghezza d’onda, dal tempo di esposizione e dalla frequenza del trattamento. La fotobiomodulazione segue una relazione dose–risposta bifasica, in cui una dose troppo bassa può risultare inefficace e una dose troppo elevata può ridurre la risposta biologica. Per questo motivo, un uso moderato, ripetuto e adattato individualmente è un principio fondamentale sia nel trattamento locale sia in quello dell’intero corpo.

    Il profilo di sicurezza è complessivamente buono quando si seguono i principi di base. La maggior parte degli utenti non manifesta effetti avversi, e i possibili effetti avversi lievi sono in genere transitori e dipendenti dalla dose. Le precauzioni più importanti riguardano la protezione degli occhi, un avvio graduale e la valutazione clinica in situazioni specifiche. Quando questi fattori sono presenti, la fotobiomodulazione rappresenta un metodo coerente, prevedibile e fondato sulla fisiologia per sostenere il recupero, la regolazione del dolore e la capacità funzionale sia nelle applicazioni locali sia in quelle dell’intero corpo.

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